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GENOVA -SAMPIERDARENA
La Manchester d'Italia

Sampierdarena all'inizio del Novecento era chiamata con grande orgoglio la "Manchester italiana" in quanto un grandioso sviluppo industriale aveva segnato profondamente la sua struttura economica e sociale1.

Le origini di questa trasformazione economica risalgono tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento quando, le prime industrie incominciarono ad occupare spazi, e a offrire posti di lavoro. Antesignani di questa attività furono gli opifici di sapone la cui produzione era concentrata tra Sampierdarena e Voltri ed ebbero maggiore sviluppo nella prima metà del XIX secolo, dove si documentano ben ventiquattro stabilimenti e si registra un incremento produttivo nel decennio cavouriano2.

Anche l'industria tessile ebbe una considerevole espansione basti citare solo la filatura di Francesco Rolla attrezzata nel periodo napoleonico con otto carde meccaniche, otto macchine da filare con trentadue operai  impiegati nella manifattura. In quest'ultimo settore, nel primo decennio dell'Ottocento, troviamo anche le fabbriche degli Hadner (scomparsa agli inizi del Novecento) e della Morosini a cui si aggiunse anche quella straniera dei fratelli Speich che impiantarono un laboratorio per la stampa delle stoffe, creando il famoso mezzaro.

Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo anche l'industria del ferro era organizzata in piccole fonderie e ferrerie per la maggiorparte gestite da piccoli imprenditori  come i fratelli Balleydier che ebbero fortuna con lo stabilimento metallurgico e l'officina meccanica specializzata nella produzione dei beni strumentali del settore alimentare e delle macchine agricole.

Un altro settore  all'avanguardia era quello dell'olio alimentare, di cui si segnala  la fabbrica di Giacomo Calvi; anche l'industria conserviera ebbe un notevole incremento: da due fabbriche censite nel 1874 si raggiunge il numero di undici nel 1890. Tra queste la più importante è rappresentata dallo stabilimento Nasturzio, mentre la società dei fratelli Tardito sorta alla fine dell'Ottocento era anche specializzata anche nella lavorazione della latta.

Tra le attività industriali del settore chimico si deve ricordare la produzione della biacca, una delle lavorazioni tipiche della Liguria dove a Sampierdarena si contavano ben quattro stabilimenti.

Con la nascita di Gio. Ansaldo e &3 prima sotto la direzione di Carlo Bombrini4 e poi all'inizio del Novecento con Perrone5, che il territorio del ponente cittadino venne occupato da nuovi stabilimenti. Le numerose attività dell'impresa dal 1881 al 1919 avevano sede a Sampierdarena nella zona della Fiumara con uno stabilimento meccanico, a Campi (nel Comune di Cornigliano) con la fonderia Delta, l'Elettrotecnico, e l'acciaglieria, a Sestri Ponente  un grande cantiere navale, a Genova l'officina di allestimento navi. Le fabbriche della Ansaldo costituirono un polo di aggregazione del tessuto industriale del ponente genovese destinato ad incrementarsi  nei decenni succesivi.

Così Sampierdarena detta la "Manchester" d'Italia, nasce e si sviluppa pienamente prima che sia integrata all'economia di Genova. La sua espansione industriale si lega progressivamente a quella degli altri borghi di ponente anch'essi occupati da nuove fabbriche e nuove attività produttive.

L'apertura di nuove vie di transito e la lunga rete ferroviaria (1854) che tagliava il borgo lungo la litoranea, diede al porto di Genova un incremento espansivo in concomitanza allo sviluppo industriale, sancito con la decisione di allestire un porto succursale a Sampierdarena. La proposta presentata nel 1897 prevedeva la costruzione di un vasto cantiere navale dotato di bacini, di banchine per lo scarico e il carico di merci grezze e lavorate a servizio delle industrie del borgo, con la possibilità di allargarsi verso la città.

Il capitalismo industriale aveva introdotto una stratificazione economica all'interno del salariato, dove si documenta un'elevata percentuale di operai specializzati stranieri. Se si considera il settore meccanico e metallurgico gli stipendi variavano da un minimo di due lire a un massimo di 5 per gli operai qualificati. Anche l'industria tessile e alimentare aveva aperto nuove possibilità d'impiego femminile che sino a quel momento era svolto a domicilio, aumentando il numero della massa operaia impiegata.

Appare evidente che questi dati sono lo specchio della nuova società sampierdarense, dove l'antagonismo sociale fu conseguente allo sviluppo industriale dando avvio allo sviluppo di società mutualistiche sorte come inevitabile conseguenza di questa trasformazione economica a difesa dei diritti dei lavoratori.

Inoltre la trasformazione economica del borgo aveva portato un aumento del flusso immigratorio conseguente alle nuove attività lavorative che diede avvio alla formazione di un piccolo ceto imprenditoriale ben documentato dal censimento del 1921 dove si enumerano 583 depositi e magazzini di merci varie e ben 274 attività ripartite tra fabbriche, stabilimenti, laboratori e officine1.

Naturalmente tutto questo fermento fu accompagnato da importanti avvenimenti che videro nel 19266 l'annessione del borgo alla città sancito con l'abbattimento del colle di San Benigno e la costruzione delle due grandi arterie viarie, quella di via Cantore e via di Francia, e che avrebbero definitivamente unito Sampierdarena a Genova. Si avviava intanto la decisione di ampliare il porto di Genova in direzione di ponente con la copertura di vaste aree di superficie marina costiera per ospitare moli e nuove attività industriali a discapito del litorale sampierdarenese.

 

1. T. Tuvo, Storia di Sampierdarena, D'Amore Editore, Genova 1975

2. Camillo Benso, conte di Cavour - tratto da  Wikipedia

3. Ansaldo - tratto da  Wikipedia

4. Carlo Bombrini - tratto da  Wikipedia

5. Ferdinando Maria Perrone - tratto da  Wikipedia

6. Grande Genova 1926 - tratto da  Wikipedia

Fondazione Ansaldo

Artist/Composer: Ella Fitzgerald

Creative Commons license: Public Domain

 
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